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Elementi essenziali dell'AmoreIl primo e il secondo comandamentoLettura Mc 12,28-34 “Amerai il prossimo tuo come te stesso”Ma se non ami te stesso come fai ad Amare il prossimo tuo?Elemento essenziale è l'uguale dignità d'ogni persona umana, un'accettazione incondizionata che esclude qualsiasi forma d'odio, di rifiuto e che impone di considerare i bisogni, le attese e le sofferenze. “Regola d'oro”, sulla valutazione della bontà o della negatività dei rapporti nella luce della fede si basa sul “comandamento della carità”, quella che ci porta ad amare il prossimo come noi stessi, cioè del fare agli altri quello che si vorrebbe fatto a noi. Quest'elemento ci porta a considerare nel rapporto con le altre persone altri tre elementi: la SESSUALITA ', l'AMICIZIA. il MISTERO. Elementi che vedremo proseguendo nel nostro dialogo in modo più profondo. La SessualitàA livello socioculturale ci troviamo di fronte a vari fatti o dati che c'interrogano. La sessualità è assorbita in aree quali il lavoro, la riuscita sociale, il moralismo di determinati ambienti. Spesso le difficoltà affettive e sessuali dei giovani e degli adulti, permangono sia nel matrimonio sia fuori. Costituiscono spesso un grosso ostacolo alla crescita della persona, per la ripetersi che instaurano. Si pongono, quindi alcuni interrogativi: come poter vivere cristianamente l'affettività e la sessualità? Come divenire collaboratori del dono dell'Amore di Dio, cosi come la proposta cristiana lo presenta, nella propria vita e nella comunità d'appartenenza? Come rendere presenti nella propria vita i contenuti, i principi, i valori? Come, di fatto, portare la buona notizia del Regno nel cuore di quest'area della vita personale e comunitaria, quella dell'affettività e della sessualità ? In principio è Dio. Dio è Amore. L'Amore è l'inizio. In principio è l'Amore, comunione, relazione, scambio incessante d'alterità di persone che sono fondate nell'unità della natura. La Trinità : unità di Dio, Trinità delle persone, è inspiegabile senza l'Amore, un Amore che supera sostanzialmente le nostre concezioni umane, per esprimersi in carità, agape “è puro amore per la persona, amata per se stessa…”. Dobbiamo costantemente risalire alla fonte della verità, attingere con l'esperienza quanto non possiamo esaurire con la razionalità. Ma non si deve tacere di questa grande verità: Unità e Trinità di Dio che si esprime nell'Amore, nell'Amore si comprende, si esaurisce nell'Amore, per nuovamente rigenerarsi, esprimersi e riproporsi, eternamente. Le conseguenze, infatti, di queste considerazioni, il riprendere coscienza di queste verità come realtà che ci riguarda da vicino e da vicino c'interroga e ci sollecita, fa si che il nostro credere si evolva, si purifichi, si maturi. Abbiamo bisogno di riscoprire i contenuti essenziali della nostra fede, tradurre in pratica, il Dio Creduto, in Dio Vissuto. L'instaurazione del regno di Dio non è solo cosa di Dio; riguarda anche l'uomo, per la quale rappresenta un evento che si suppone desiderabile e desiderato. Il regno di Dio è offerto all'uomo come un dono da conservare e da sviluppare, da vivere in atteggiamento di riconoscenza: “Poiché noi riceviamo un'eredità incrollabile, conserviamo questa grazia e per mezzo suo rendiamo grazie a Dio”. (Eb 12,28) Il richiamo, d'ordine inequivocabilmente cronologico, all'imminenza di un'ora decisiva, vista come provocazione ad un atteggiamento radicalmente nuovo, è espresso in termine “KAIROS”: il tempo opportuno della misericordia ma anche della decisività. Occorre riconoscere e utilizzare per la nostra salvezza: “Questo voi farete consapevoli del momento; è oramai tempo di svegliarvi, perché la vostra salvezza è più vicina ora di quando diventammo credenti…Gettiamo via perciò le opere delle tenebre e indossiamo le armi della luce. Comportiamoci onestamente, come in pieno giorno”. (Rm 13,11-13) Quindi l'uomo è raggiunto da un'offerta di liberazione, liberasi dalla schiavitù della cultura storica e in questo tempo uscire dal tempo ed entrare in un altro tempo quello di DIO. All'uomo è offerta una liberazione in Cristo ed egli deve solo vivere la sua libertà come servizio al bene e a Dio per avare in eredità la vita. “Siamo stati liberati dalla legge, essendo morti a ciò che ci teneva prigionieri, per servire nel regime nuovo dello Spirito e non nel regime vecchio della lettera” (Rm 7,6). Può sembrare strano trovare, tra le forme di schiavitù da cui il credente è invitato a sentirsi libero, la legge, che in questo caso è la legge morale stessa. Come può fondare la morale una liberazione dalla legge morale ? Ci propone un modo di vivere nuovo e libero. E' per facilitare un cambiamento interiore della persona che ci spingerà a conoscere i valori promuoventi la nostra integrità e farli nostri. Occorre che i valori siano assimilati e operino l'integrazione, la crescita personale e la sessualità. Ma perché i valori possano svolgere la loro azione è necessario farne un'esperienza diretta in prima persona. Essi non esistono in astratto, cioè teoricamente, ma hanno una prova esistenziale. Quindi bisogna in qualche modo essersi compromessi con loro per cercarli. I valori sono come idee che suscitano uno stato di ricerca. Ci s'incammina verso di loro. Bisogna scoprili, svelarli per poterli fare propri. I valori intravisti diventano motivazioni, vale a dire spinta all'azione, veri e propri atteggiamenti, abituale presa di posizione personale in una data direzione. Incontrano tutta la persona, con le sue dimensioni e livelli, secondo i dinamismi psichici dell'età. Il riconoscimento di questi valori e l'assunzione della sessualità sono attrattiva, impulso, desiderio, comunione … un vero proprio linguaggio e modo di essere. Le componenti della sessualità, vale a dire l'attrazione genitale e quella erotica, non sono sufficientemente integrate nella sessualità, né lasciate a sé stanti. Esse possono essere rimosse, rifiutate o inibite a livello inconscio, sono infiltrate inconsapevolmente in altri bisogni della persona, rendendoli dissonanti. Infatti, la sessualità negata o misconosciuta esercita il controllo sull'inconscio con la strategia d'avere ragione su ogni cosa. Ad esempio: l'uso della sessualità per affermare l'identità di maschio altrimenti dubitative; la scelta della castità per soddisfare il sottostante narcisismo del “non baciatemi” o del “io non ho bisogno di nessuno”; oppure la fuga difensiva, ad esempio tentare di eliminare i conflitti nell'area dell'aggressività e sessualità attraverso una ricerca narcisista della perfezione nel moralismo, nel rigorismo, nell'idealismo, nel perfezionismo, nel difensivismo, nel volontarismo, entro un rifiuto più o meno esteso del reale, spesso ambivalente e conflittuale; la devozione all'automonumento, all'immagine di se' aureolata o al contrario le forme autodepressive dell'immagine negativa di sé. Perciò a livello affettivo una persona è sessualmente matura quando diviene capace di percepire la reciprocità dei suoi atteggiamenti verso gli altri, di centrarsi sugli altri per la loro gioia. Diventa allora capace di amarli come essi sono, e non come li sogniamo o li temiamo. E' in questa prospettiva e su queste basi che ha senso la scelta del matrimonio o della vita consacrata come vocazione, un sostanziale dominio delle proprie tendenze egocentriche e il loro superamento nel dono incentrato sulla gioia vera dell'altro. In caso diverso molti matrimoni, sessualmente considerati, non sono che degli accoppiamenti di egocentrismo, una mancanza articolata di dominio di sé. Molti matrimoni infatti sono, o rischiano di essere, all'inizio, un accoppiamento di egoismo sessuale; così pure lo sono certe esperienze, che alcuni ambienti tendono a considerare normali esperienze in cui la persona è sostanzialmente trattata come oggetto. Nella società dei consumi la sessualità può essere facilmente strumentalizzata, più che per superazione dei tabù come disumanizzazione del sesso. L'uomo contemporaneo, per buona parte, sente le sue forze vitali come un investimento che gli deve dare il massimo profitto ottenibile nelle condizioni del momento. Bisogna invece che le nuove proposte siano liberanti e creatrici, non sfruttatrici. Ricercare una concezione di vita umanista che vede la sessualità come orientata, elevata e integrata nell'affettività e nell'amore, in pratica l'amore altruistico, ciò esprime per definizione la vocazione dell'uomo. Così la sessualità non è vista solo nell'organismo biologico, ma le quadro più ampio della psiche della vita della persona. Emergono allora gli aspetti costitutivi della sessualità: fisico, psichico, morale e spirituale, individuale e collettivo. Quindi la sessualità umana comprende più dimensioni. Infatti la sessualità è inserita in un tutto. Entro l'identità di sé che le dà senso e valore; educare il desiderio così da assumere una nuova realtà sessuale. Perciò favorire un atteggiamento non di repressione, né di ignoranza, ma di assunzione e di canalizzazione delle energie sessuali in rapporto all'amore personale. Bisogna rendere possibile l'integrazione della sessualità nell'affettività, in pratica vivere la sessualità come dinamismo e dimensione della capacità d'amare. Come favorire la capacità di amare? La sessualità è una realtà a più dimensioni, non è perciò ristretta ad un solo settore della persona, quello genitale, come a volte in modo riduzionistico e semplicistico è fatto, con notevoli danni per la crescita personale. E' una realtà ben più ricca e significativa. E' chiaro dunque che l'uomo non esercita la sua sessualità solo quando esercita la sessualità genitale. Essa suppone sempre una partecipazione affettiva e spirituale. La sessualità è un dinamismo globale che interessa tutta la persona. Il celibe, il consacrato o meno, ad esempio, tiene a freno volontariamente la propria sessualità genitale, ma non rinuncia per nulla alla propria sessualità. Questa investe le proprie relazioni di una carica umana che permette una vasta e calorosa apertura sociale e un'amorosa dedizione agli altri. L'uomo vive per amare ed essere amato. L'amore costituisce il desiderio più profondo di ogni persona: si cresce, ci si realizza e si trova la felicità nell'amore. Fondamento dell'amore è l'amicizia. E' una forma semplice, ma fecondissima di ricchezza spirituale, è il principio di ogni moderna convivenza umana. L'amico ideale è colui che ama al di là di ogni ricerca personale interessata; che con tutto se stesso è disponibile all'accoglienza dell'altro; che è desideroso di offrirsi in dono. Un amico fedele è un balsamo di vita. Lettura Sir 6,5-17 L'amico sincero si riconosce nella prova. Esempio tipico dell'amicizia è quello di David con Gionata. Lettura 1 Sam 18,1-5 Però l'amicizia vera è rara. Per questo la fonte di modello della autentica amicizia è Dio. Egli, per primo, ha stretto l'amicizia con l'umanità, rappresentata da Abramo, da Mosè e dai profeti. Cristo è l'incarnazione dell'amicizia divina. Nessuno, come Gesù, si è mostrato vero amico degli uomini. All'amicizia egli ha dato le dimensioni divine e umane: ha amato infinitamente tutti, perfino Giuda che lo ha tradito. La sua amicizia tocca la profondità dell'anima, perché egli vi penetra con il suo Spirito, effondendovi una ricchezza di amore esteso a tutti, per questo anche noi possiamo amarci come egli ci ha amati e ci ama: fino a donare la vita per i fratelli. Il suo atteggiamento non è solo di chi insegna, ma anche di ascoltare attentamente ed interpretare i vari modi di parlare del nostro tempo. Restare in ascolto degli uomini e dialogare con loro una forma particolare di Parola di Dio; anche attraverso la voce degli eventi sociali degli uomini del nostro tempo. L'uomo contemporaneo sta perdendo il gusto per l'amicizia vera. L'amicizia è una mutua comunicazione tra due persone: s'incontrano e comunicano, tra loro, in pratica diventano amiche. L'amicizia è significata dal contenuto delle comunicazioni e dalla qualità dei beni che si comunicano, fondati sulla sincerità, sulla fedeltà, sul disinteresse. L'amicizia scade di qualità perché tutto ciò è minato sempre dall'egoismo: vede l'altro solo in funzione del proprio io e non del noi, il dono diventa un oggetto da sfruttare a proprio vantaggio e non un bene da custodire e valorizzare. In pratica l'amicizia investe tutta la persona: istinto e sentimenti, pensiero e affetto, carne e spirito. L'amore che si viene a creare si esprime e si fonde, in armoniosa sintesi, i valori dello spirito, dell'affettività e della corporeità. Nell'amore ognuno sperimenta in sé come qualcosa che gli nasce dentro e non gli viene imposto dall'esterno. L'uomo si lega alla persona e si orienta verso una persona. Non è chiusa in sé, ma si apre all'altro e tende a costruire il noi. Invece l'egoismo ha come obbiettivo il possesso dell'altra persona, a considerarla per se, per la propria felicità, ciò dimostra un'immaturità di fondo. In questo reciproco continuo e sempre nuovo dono di se stessi a livello di tutta la persona, nel più profondo e intimo suo essere, si realizza un vero e proprioespandersi della personalità di ciascuno, per arricchirla della propria e sua volta arricchirsi di quella dell'altro. La vera comunione non sminuisce ma completa, il vero amore non permette che l'uno prevalga sull'altro, ma li unisce nell'interno delle loro volontà. Li matura in un modo di vivere che non è la somma di due vite individuali ma bensì la crescita armoniosa e indivisa della loro intimità. Essi continuano ad essere due persone ben distinte, che sono una di fronte all'altra nella loro pienezza,. La sua unità è in divenire, cioè deve formarsi, deve creare la comunione continua per realizzarsi. Le persone se non riesco ad unificarsi saldamente per far fronte a tutte le eventualità, liete o tristi, alla fineguastano la propria armonia. Per costruire la propria felicità, bisogna integrarsi l'uno con l'altro realizzando l'esigenza fondamentale dell'amore, in pratica la fusione in una profonda unità. L'amore nasce come fosse la cosa più naturale di questo mondo, per cui una persona viene attratta dal fascino che viene a crearsi. Tra l'uomo e una donna, nel matrimonio il dono è totale,è un amore sponsale. Le persone si donano reciprocamente per quello che sono nella loro profondità. L'amicizia così è il perdersi gioiosamente dell'io nel tu e il far nascere il noi. Nel quotidiano è un dono rinnovato reciproco di ciò che si è e di ciò che si ha. E' un dono che si personalizza attraverso il dialogo nel quale ognuno da se stesso in modo profondo, in sincerità e in gioia, e si trova profondamente nell'altro. Il MISTERODietro la capacità di donazione propria della amicizia, appare la presenza misteriosa di Dio che ne è l'origine, la causa, il movente e il fine. Essa è possibile solo perché Dio stesso in Gesù si è offerto come nostro vero amico. L'amicizia cristiana è una capacità nuova di amare i fratelli, che è un dono dello Spirito Santo, mediante il quale possiamo amare nel modo che è proprio del Signore. A tale scopo si richiede che lo Spirito Santo trasformi sempre di più la nostra affettività personale e ci comunichi un cuore nuovo, che sia espressione dell'amore stesso di Cristo. Così si potrà imitare la primitiva comunità cristiana, che era “un cuor solo e un'anima sola, e nessuno di loro considerava sua proprietà quello che gli apparteneva, ma fra loro tutto era comune”.
Lettura At 4,32-35
I problemi quindi vengo affrontati con una nuova metodologia, improntata a una lettura realistica della realtà sociale, tesa a vedere in essa non soltanto errori ma da cogliere i germi di bene da sviluppare. Il nuovo insegnamento della Chiesa si sviluppa attraverso una riflessione condotta a contatto di situazioni mutevoli di questo mondo. Riconoscendo il carattere inedito di molti problemi e i profondi mutamenti provocati dall'intelligenza e dall'attività creativa dell'uomo. Naturalmente la realtà sociale diventa significativa solo nella misura in cui sia letta nella luce del Vangelo. In pratica il Vangelo illumina in maniera diretta e primaria. E' la vocazione complessiva dell'uomo. La luce del Vangelo svela le intenzioni di Dio sulla vocazione integrale dell'uomo e illumina la realtà umana nei suoi aspetti storici. Così, Dio, non solo comunica all'uomo la sua vita divina, ma anche diffonde la sua luce, con ripercussione in qualche modo sopra tutto il mondo. Ma tale luce non può essere utilizzata per la difesa e l'assolutizzazione di scelte temporali. La tradizione cristiana ha sviluppato e codificato un metodo per la lettura della Bibbia e quindi dei vangeli. E' il metodo della “Lectio Divina”, in pratica della “Lettura della Parola di Dio” in “Colloquio con Dio”. Si chiama così non soltanto perché i testi che leggiamo contengono ciò che Dio dice, ma anche perché è una lettura che si fa in DUE: chi legge da una parte e lo Spirito dall'altra. Ora, questo, per noi cristiani, passa attraverso la fiducia nell'amore di Cristo. Questa incorporazione avviene e si consuma nei sacramenti. Cristo, quindi, esercita la prima funzione della sua amicizia attraverso i sacramenti. Lo Spirito Santo, può arrivarci tramite un pensiero, può essere vissuta come un dettato interiore o può essere un'immagine mentale. Lo Spirito ci fa scoprire nel testo del Vangelo la persona viva di Gesù, perché possiamo incontrarlo e sperimentarlo, come il Signore della nostra vita. La Lectio Divina è dunque la lettura di una pagina evangelica in modo che essa diventi preghiera e trasformi la vita creando un fascino, un grandefascino. Dobbiamo appropriarci dei tratti di Gesù Cristo, lui è l'uomo fascinoso. A noi, Dio ci ha dato un uomo, una persona umana. Dio ci ha dato Gesù Cristo, vivente. Allora. Tramite i tratti delle icone bibliche, noi saremo così equipaggiati da creare quell'incanto.
L'amore va alimentato attraverso i Sacramenti, la Parola , la Preghiera , la Meditazione , altrimenti si cade, ci si ferma nel punto di partenza. “Si cade nell'amore”. Dove c'è una fase di primo incontro che cresce la passione ma dopo c'è un declino, dove bisogna alimentare la passione con l'amore. L'uomo contemporaneo, nel quale si sommano la stanchezza dell'oggi e la paura del domani, ricerca nel sentimento dell'amore un significato esistenziale. Crollati i miti che avevano alimentato l'amore con sogni infantili di onnipotenza, l'uomo maturo riesce ad accettare le proprie insicurezze e va alla ricerca di qualche cosa che è al di fuori della immediata esperienza di tutti i giorni. Mentre la nostra società superficiale ci porterebbe ad un deserto spirituale, in un mondo malato nell'idolatria emotiva, dove restiamo aggrappati con forza alle nostre insicurezze. Eventi spaventosi dell'infanzia e ad esperienze negative di vario genere che ci fanno perdere la fiducia in noi stessi e in Dio oppure tutto ciò ci spinge a dimenticarlo. Posso confondere ciò che è reale con ciò che non lo è. Se ricordo che una cosa esiste, è eterna e quindi vera. La verità si estende si espande sempre, eppure non cambia e dura all'infinito. L'unico esempio che può identificare questa realtà è l'amore di Dio, che è la nostra vera identità e l'essenza del nostro essere. La Preghiera Cristiana , l'Ascolto, l'Amore, hanno il loro fondamento nella Parola Rivelata dentro al nostro cuore in ognuno di noi escluso nessuno, perché siamo tutti creature di Dio. La Parola pura che non ha che fare con vaghi ed egoistici desideri. Nel pregare, ci fondiamo sulla preghiera del vero uomo Gesù Cristo. Lo Spirito Santo prega in noi e per noi. Cristo prega per noi, che così possiamo pregare Dio in modo corretto solo in nome di Gesù Cristo, nell'amore. Quindi lasciamoci guidare dal sentire, entriamo in dialogo con il nostro cuore vale a dire con Dio. Impegnando tutta la nostra persona, dentro di noi troveremo tutti i sentimenti umani: gioia e desolazione, gratitudine e desiderio, contemplazione ed impegno, fiducia e protesta, compassione ed ira. Lo Spirito Santo ci indicherà le caratteristiche che deve avere la preghiera: sincerità, umiltà, fiducia, perseveranza. In Ogni Religione la Preghiera è il gesto centrale. Ciò non significa necessariamente che differenze e contraddizioni debbano scomparire, oppure che non abbia importanza ciò in cui si crede o se si crede in qualcosa. Bisogna avere rispetto per una visione del mondo diversa dalla propria. La Preghiera Cristiana è un dialogo a più voci, che ha l'ultimo riferimento in Dio. La Musica e il Canto, le Parole Spontanee, entrano nella stessa Orazione Mentale. L'adesione interiore a Dio si esprime e si sviluppa nel linguaggio tipico del corpo. Gesù stesso, prega a voce alta e con gesti. Si valorizzano numerosi simboli vocali, gestuali, ambientali, che variano da una cultura all'altra, anzi da una assemblea all'altra. Il movimento del corpo, la danza, sono gesti simboli di atteggiamenti spirituali. La Preghiera , l'Ascolto, l'Amore, è il colloquio di fede con Dio. Tale colloquio coinvolge tutta la persona, tutto il corpo. Lettura ( Mt 21,18-22 ) Con queste parole il Signore non si è impegnato ad esaudire tutti i nostri desideri, ma a compiere tutte le sue promesse. Tutta l'epopea della Redenzione è Amore, è Misericordia, è Effusione della carità di Dio verso di noi. Questo ci fa capire come in tutti i momenti della storia, ma soprattutto quando l'uomo si presenta freddo, egoista, diviso dagli altri, la scoperta più necessaria e urgente è quella dell'amore. L'amore è vita, e Dio si è rivelato soprattutto in Amore. Per questo egli prega che anche tutti i credenti e non credenti, possano comprendere… quale sia la larghezza, l'altezza a la profondità dell'Amore di Cristo, che sorpassa ogni scienza affinché siano ricolmi della pienezza di Dio. Sono concetti che ci devono toccare profondamente, anzi ci devono commuovere, sconvolgere, destarci dal sonno e spingerci a gridare ai quattro venti: Dio mi ama! Dio ci ama! Questa è la più grande scoperta. Dobbiamo anzitutto chiedere la presenza dello Spirito Santo in noi, lasciandoci condurre per le vie misteriose della provvidenza. Dio stesso ci verrà incontro, ma non esaudirà le nostre richieste concrete, ma ci darà un qualcosa in più, in maniera diversa da quello che noi umanamente desideriamo. Così, veniamo trasformati interiormente, riceviamo energie e motivazione più vere e più pure. La Preghiera diventa semplice ed è sempre efficace e rende possibile ciò che è impossibile, facile ciò che è difficile. La preghiera ha una grande incidenza nella storia dell'umanità. Ci sono tante persone umili e nascoste che nel intimo e profondo cuore, sostengono, orientano e influiscono sulle vicende dei popoli e sul corso dei grandi avvenimenti, più dei personaggi pubblici che fanno rumore. Pregare è faticoso! La Preghiera è una lotta con noi stessi. Noi spontaneamente siamo più portati all'azione che alla preghiera. A volte il nostro cuore è insensibile ai pensieri spirituali. Questa aridità può derivare da accidia, da tiepidezza, depressione psichica e affetti disordinati. Andiamo facilmente soggetti a distrazioni della mente, per motivi di temperamento, stanchezza, scarso interesse e dissipazione. E' importante prepararsi con il raccoglimento, scegliere un tempo adatto e un luogo tranquillo, assumere una posizione del corpo dignitosa e libera. Applicarsi senza fretta, unificare la preghiera con lo studio, il lavoro, gli affetti e gli interessi vitali, in poche parole tutta la vita nostra dalla cosa più semplice a quella più profondamente importante. Un uomo che si fa preghiera, certo ci vuole tempo. Richiede sforzo e impegno personale, ma tutto diventa NATURALE . Dio non è per niente morto, è dentro ad ognuno di noi, ma è nascosto alla nostra presunzione, pigrizia, superficialità. Poiché l'esperienza di Dio è una realtà insita nella psiche umana, come lo spazio ed il tempo. L'unione con Dio non comprende solo gli esercizi di preghiera in senso proprio, ma anche il lavoro, lo studio i rapporti familiari e sociali, il divertimento e la sofferenza, la vita e la morte. Abbiamo bisogno di tempi più o meno prolungati di preghiera sincera ed intensa, per attingere all'amore. Abbiamo bisogno di ravvivare, spesso di dare il giorno all'attenzione del Signore, sia pure per un istante. Possiamo vivere alla sua presenza con sempre maggiore continuità. Dio è in ogni persona in ogni evento, lieto o triste, ordinario o straordinario. Tutto parla di Lui. Tutto viene offerto a noi come un dono e una possibilità di bene. Se sappiamo riconoscere la sua presenza, la nostra vita diventa un dialogo continuo permanente, una preghiera. La preghiera mentale non si esprime all'esterno con un linguaggio articolato. Si compie nel mondo interiore dell'intelligenza, della volontà e del sentimento. Possiamo distinguere in essa la meditazione, che consiste nel riflettere su qualche verità della fede, per accoglierla con più convinzione, amarla come un valore attraente e concreto, praticarla con l'aiuto dello Spirito Santo. Si tratta di una coscienza amorosa. Implica riflessione, amore e proposito pratico. Il suo valore sta nel suo “non molto pensare”, ma nel “molto sentire”, amare. Andando avanti in questo esercizio naturale di meditazione si semplifica il tutto e il cuore prevale sulla riflessione. Ci si libera da immagini e pensieri particolari, da ricordi, preoccupazioni e progetti, idealizzazioni veri spettacoli della nostra mente che spesso parlano di bisogni insoddisfatti del nostro passato e di desideri fantasiosi per il futuro. Così le nostre fantasie ci tengono occupati nel passato e nel futuro, non pensando al presente. In questo modo siamo come addormentati nel nostro presente e non riusciamo svegliarci da uno stato di profondo sonnambulismo e così non sperimentiamo la gioia che si può trovare nel momento presente. Se invece ascoltiamo il nostro cuore possiamo essere testimoni gli uni degli altri di imparare a svegliarci alla presenza dell'amore di Dio e al nostro stato naturale di felicità. Riconoscendo di essere tutti doni d'amore, ognuno per l'altro e per se stesso. Perché l'ascolto l'amore abbia frutto va messo in pratica. Ognuno di noi è chiamato a modo suo a vivere, consapevoli della propria limitatezza. Quindi fare il massimo a seconda della mia capacità, “nella Libertà di Vivere”. Allora la lettura dei testi sacri può essere un aiuto, non è soltanto una scuola di preghiera, ma diventa una scuola di vita. La lettura vuol dire leggere, rileggere e sottolineare il testo, mettendo in evidenza le cose importanti, il soggetto, le parole che mi colpiscono. Il gradino successivo è la meditazione: riflettere su ciò che il testo ci vuole dire, sui sentimenti, sui valori. In questo modo incominciano ad emergere i sentimenti dell'uomo di ogni tempo, come, il timore, la gioia, la speranza, e all'opposto la paura dell'affidarsi, il dubbio, la solitudine. Emergono soprattutto gli atteggiamenti di Dio verso di noi; la bontà, il perdono, la misericordia, la pazienza. La riflessione sui sentimenti e sui valori diviene fonte di confronto con la situazione ed esperienza personale. La meditazione non è fine a se stessa, ma tende a farmi entrare in dialogo con Gesù che è mediatore a Dio, fino a diventare preghiera. Dal fatto narrato si rivela gradualmente, a me che ho meditato, la presenza del Signore, intuisco che quelle parole sono un invito personale che viene fatto a me. La preghiera comincia a coinvolgermi. Entro nei sentimenti religiosi che il testo evoca e suscita; la lode, la bontà, il ringraziamento, la richiesta, il perdono. Domando umilmente di poter essere coerente con le indicazioni di Gesù, cosa molto difficile per tutti, per ognuno di noi. Quindi cerco di esprimere, la fede, la speranza, l'amore entrati dentro di me attraverso lo Spirito di Gesù. La preghiera, poi, si estende e diventa preghiera per i propri amici, per la propria comunità, per la Chiesa , per tutti gli uomini. Poi dal momento della preghiera si passa al momento della contemplazione, questo passaggio si svolge naturalmente quasi senza accorgersene. Quando si prega, si ama molto, le parole vengono a mancare e non si pensa più tanto ai singoli elementi del brano letto e a ciò che abbiamo compreso di noi. Si avverte il bisogno di guardare solo a Gesù, di lasciarsi raggiungere dal suo Mistero, di riposare in Lui, di accogliere il suo amore per noi. E' una esperienza meravigliosa, che tutti, possono fare perché è parte integrante della vita. E' l'intuizione, profonda e inspiegabile, scientificamente non provabile, che al di là di tutte le parole, dei segni, del fatto raccontato, delle capite, dei valori emersi, c'è qualcosa di più grande, c'è un orizzonte immenso. Credibilità della Rivelazione Cristiana In fatto di fede c'è chi si accontenta: afferma di credere semplicemente perché lo trova bello, significativo, gratificante. Non basta però che un messaggio sia funzionale ai nostri bisogni, perché sia vero. Ma cosa ha di così rilevante al vicenda di Israele e della Chiesa, perché si possa vedere in essa una speciale manifestazione di Dio? Non presenta forse luci e ombre come ogni altra vicenda umana? E' vero. In questa storia, per chi non vuol vedere, c'è abbastanza oscurità; ma c'è abbastanza luce per chi vuol vedere. Al centro di essa sta la figura di Gesù di Nazaret, che irradia in ogni direzione la forza della verità e dell'amore. Lettura (Gv1,14) : “Il verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi; e noi vedemmo la sua gloria, gloria come di unigenito dal Padre, pieno di grazia e di verità”. Cristo è il grande segno di Dio; egli è il rivelatore e nello stesso tempo il motivo di credibilità della rivelazione. Egli completa la rivelazione e ne conferma l'autenticità con la sua stessa presenza, con le parole e le opere, con i miracoli, con la sua morte e risurrezione, con la manifestazione dello Spirito Santo nella comunità dei credenti. |
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